A prima vista
La prima cosa che ho notato è stata la pancia prominente.
Quando mi ha detto “vedi? Questo è il mio gruppo preferito” indicandosi la maglietta, mi sono dovuta sporgere non poco per notare il logo dei Ramones che si allargava sull’epa.
Non sono solita dare confidenza al primo panzone che mi ferma per strada, ma lui è stato così gentile. Tu non lo sei mai.
“Scusa posso farti una domanda? Come ti chiami? Sai, sei così carina”.
A me “carina” non lo dice mai nessuno, cioè sì, me l’hai detto tu un paio di volte, ma non con quegli occhi sinceri, non con quella voce da venditore ambulante di caciotte piccanti, quel saporito accento calabrese che mi accende sempre qualcosa dentro. E così ho ceduto. Gli ho detto “Suzanne”. Gli ho detto “danke”.
Sono arrossita. Gli ho fatto credere di essere una turista , per scoraggiare l’idea di un seguito.
Continuava a parlare di musica, del suo lavoro, portava avanti una conversazione dettata solo dall’attrazione inspiegabile che sentiva per me. Ripeteva: “come sei bella, l’ho capito subito che eri per me, sei la donna della mia vita”. E io bruciavo e mugugnavo: “ja ja, naturlisch”.
Poi si è fermato. Mi ha preso il viso tra le mani, cercando il mio sguardo ha sussurrato:
“tanto l’ho capito che non sei tedesca, sai?”
“ah.”
“Le tedesche non sono così dolci, così timide, non fanno finta di non sapere quanto sono stupende. Io l’ho capito da dove vieni, qual è la tua origine. Tu sei uscita dalle illustrazioni di un manuale di fate.”
“Che stai dicendo, scemo, io neanche ti conosco. Lasciami in pace.”
“Se ti rivedessi ti regalerei un cd con tutte le canzoni che m’ispiri: canzoni di De Andrè, di Brel, dei Doors, un misto meraviglioso di tenerezza e potenza”.
“Lo dici solo per fare colpo, tanto lo so che a casa hai gli scaffali pieni di cassette di Vasco”.
Si è messo a ridere e l’ho riconosciuto.
Non è stata colpa mia. Mi hai telefonato, ti ho risposto che ero in ritardo perché studiando in biblioteca non mi ero accorta del tempo che volava.
Non era vero, ma lui sì: lui era me, era il mio destino, l’uomo che mi ha amata dal primo momento.
L’ho riconosciuto.
Stasera usciamo e forse mi porterà il cd.
Forse mi porterà via.
Arrivederci amore.
Aufviedersehen.
Choppa
Appuntamenti moderni
Arrivare con il brutto tempo è terribile soprattutto se sei una turista, soprattutto se hai un appuntamento con una persona che non conosci e su cui vuoi fare colpo.
Bologna sa essere così severa e rigorosa sotto un cielo grigio con i suoi mattoni sporchi di smog e i portici opprimenti che servono solo quando piove.
Era un appuntamento al buio da manuale: scambi di opinioni nei blog, conversazioni in chat alle due di notte, numeri di cellulare e infine un "Incontriamoci, vieni a trovarmi a Bologna?". Massì perché no, tanto ogni pretesto è buono per partire, respirare un'aria diversa, indossare qualcosa di nuovo e dare un po' di brivido a una vita mediocre.
Appuntamento in centro, dal Nettuno, di fronte a Palazzo Re Enzo. Va bene, va bene tutto.
Tommaso è già arrivato, è seduto davanti ai gradini della biblioteca "Ciao, com'è stato il viaggio?", Lei si sente a proprio agio e lascia perdere l'idea di recitare la parte della persona interessante e spiritosa che lui ha conosciuto in rete: "E' stato un viaggio tranquillo, grazie. Aspetti da molto?" e così via con altre frasi di circostanza: "Ti faccio fare un giro per la città se non l'hai mai vista. Andiamo al Palazzo Comunale, dentro c'è una finestra che dà direttamente sulla piazza" e lei: "Davvero? andiamoci allora".
Si aspettavano tutti e due qualcosa di diverso, di più eccitante, si trovavano gradevoli ma avevano entrambi la sensazione che mancasse qualcosa; forse erano stati troppo brillanti nelle chat, sembrava che ogni argomento di conversazione fosse già stato sfruttato, come se si fossero già incontrati altre volte e si fossero divertiti molto di più.
Le sei del pomeriggio arrivarono neanche troppo lentamente ed entrambi ne furono sollevati, era rimasto solo il desiderio di tornare a casa, all' origine di tutto, di incontrarsi di nuovo in un mondo meno fisico, formale e impostato, più semplice: "E' stato bello, ci sentiamo stasera" e lui: "sì, a stasera mi raccomando".
Zeno